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Trattamento preospedaliero dello shock anafilattico

Categoria: Notizie Pubblicato: Giovedì, 20 Ottobre 2016 Scritto da Super User

Definizione

Lo shock anafilattico è una reazione allergica che si sviluppa in soggetti a rischio in seguito al contatto con determinate sostanze.

 

Le sostanze che più frequentemente possono scatenare uno shock anafilattico sono i farmaci, il veleno di imenotteri e gli alimenti.

In recenti casistiche europee, circa un terzo degli shock anafilattici era causato da allergia a farmaci; le punture di imenotteri erano all'origine di un quarto circa dei casi totali, mentre l'allergia ad alimenti era chiamata in causa in circa il 25% dei pazienti.

Sintomi

I sintomi principali che ci permettono di presupporre tale patologia sono il contatto con un allergene, la rapida insorgenza dei sintomi:

  • edema laringeo/faringeo
  • dispnea
  • cianosi
  • ipossia
  • tachicardia
  • ipotensione
  • agitazione
  • confusione mentale e/o perdita di coscienza
  • vomito e diarrea
  • eritema-orticaria-arrossamento

In presenza di alterazioni delle funzioni vitali coscienza-respiro-circolo il trattamento del paziente deve essere il più rapido possibile.

Trattamento

  • somministrazione di adrenalina 0,5 mg per via intramuscolo (IM) ripetibile dopo 5 minuti fino ad un massimo di 2 mg
  • altre vie di somministrazione dell'adrenalina sono quelle sottocute (SC) e endovenosa (EV) quest'ultima si utilizza in caso non vi sia nessuna risposta al trattamento IM o in caso di arresto cardiaco

L'adrenalina rimane il farmaco di prima scelta nel trattamento di shock anafilattico severo.

  • somministrazione di ossigeno ad alto flusso fino al raggiungimento di una saturazione periferica dell'ossigeno di almeno il 95%
  • reperimento di uno o più accessi venosi per permettere l'infusione di cristalloidi fino al raggiungimento di una pressione arteriosa sistolica (PAS) di 90mm/Hg
  • somministrazione terapeutica di antiistaminici (antiH1 e antiH2) idrocortisone (e corticosteroidi) somministrati per via EV
  • fondamentale per tutta la durata del trattamento il monitoraggio elettrocardiografico

 

 

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