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Il servizio 118, tutti i punti deboli del sistema emergenza-urgenza

Categoria: Notizie Pubblicato: Mercoledì, 23 Maggio 2018 Scritto da Super User

Il sistema dell’emergenza-urgenza rappresenta la prima risposta alla persona che ha bisogno di assistenza immediata. Ma è un sistema «in sofferenza», con reti territoriali non sempre organizzate o che non dialogano tra loro e Pronto soccorso sovraffollati e vicini al collasso. 

 

Che cosa manca

A mancare è innanzitutto una reale integrazione tra 118 e professionisti che lavorano dentro i Pronto soccorso Sono ancora pochi, a macchia di leopardo sul territorio nazionale, i Dipartimenti di emergenza unici, cui afferiscono mezzi di soccorso, centrali operative 118, punti di Primo Intervento, servizi di Pronto soccorso, servizi di Osservazione breve. Laddove esistono, consentono, per esempio, la rotazione del personale sulle varie articolazioni, col medico dell’emergenza che oggi lavora in Pronto soccorso, domani soccorre i pazienti su un’autoambulanza. Il che facilita anche la condivisione di percorsi diagnostico-terapeutici». Per ogni tipo di patologia, infatti, bisogna sapere esattamente che cosa fare e a chi rivolgersi in tutte le fasi, dal trasporto in massima sicurezza alla stabilizzazione del paziente che, se peggiora lungo il viaggio, va portato, indipendentemente dalla disponibilità del posto letto, al Pronto soccorso più vicino per preservare le funzioni vitali. Insomma, una visione dell’emergenza a 360 gradi, che però non sempre è la regola.  Passi avanti sono stati fatti un po’ ovunque per i traumi, l’ictus, l’infarto con la costituzione di reti specifiche, capita ancora in alcune realtà che, una volta soccorso il paziente a casa, ci si limiti a trasportarlo al Pronto soccorso, indipendentemente dalle esigenze delle specifiche condizioni Occorrono provvedimenti a livello nazionale in tema di formazione, specifica, comune e articolata nei vari ambiti dell’emergenza.

La catena di soccorso

Ma come funzionano i diversi anelli della catena del soccorso? Esistono protocolli standard per gli operatori delle centrali operative del 118 che ricevono e gestiscono la richiesta telefonica di soccorso Attraverso un’intervista strutturata di qualche minuto, attribuiscono un codice colore di gravità (rosso, giallo, verde), cioè un livello di priorità d’intervento, mandando sul posto mezzo ed equipaggio più idonei. L’intervista, che dura al massimo un minuto e mezzo, risponde ai criteri per assicurare il soccorso più appropriato e tempestivo in qualsiasi tipo di emergenza, eliminando interpretazioni personali dei sintomi descritti al telefono.

.Oggi, tra gli indicatori per verificare l’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza per l’area dell’emergenza c’è solo il tempo intercorso tra l’allarme e l’arrivo dei soccorsi sul posto, che non dovrebbe superare i 18 minuti. Nemmeno questo, però, è sempre rispettato in tutte le Regioni, come risulta dall’ultimo rapporto del Ministero della Salute .E se su un territorio si chiudono i Pronto soccorso è necessario garantire l’efficacia dei trasporti con mezzi attrezzati e personale preparato, sia in caso di emergenze tempo-dipendente (quando il tempo è fondamentale per salvare la vita o per la riuscita dell’intervento), sia quando occorrono tempi lunghi per raggiungere il Pronto soccorso di riferimento. Ma perché non trasportare il paziente sempre al Pronto soccorso più vicino? Non sempre è il più idoneo a garantire le cure appropriate.

 

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Commenti   

#1 profile 2018-11-02 13:25
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