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PROTOCOLLO OPERATIVO FEBBRI EMORRAGICHE VIRALI PARTICOLARE RIFERIMENTO ALLA MALATTIA DA VIRUS EBOLA. EVD – MVE

Categoria: Notizie Pubblicato: Lunedì, 20 Ottobre 2014 Scritto da Super User

Indirizzo: Personale operante nel Servizio di Emergenza Sanitaria 118 (prima parte) 

Premessa e note generali:

L'epidemia di Ebola in Africa occidentale costituisce un 'evento straordinario' e un rischio per la sanità pubblica di altri Stati; le possibili conseguenze di un'ulteriore diffusione internazionale sono particolarmente gravi in vista della virulenza del virus, delle modalità di trasmissione in comunità e strutture sanitarie e dei deboli sistemi sanitari nei Paesi attualmente affetti e di quelli più a rischio

E’ ritenuta essenziale una risposta coordinata a livello internazionale per arrestare la diffusione internazionale di Ebola. Sono presenti le condizioni per dichiarare una emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale (USPPI).

Alla data attuale sono da considerarsi aree affette i seguenti Paesi: Guinea, Liberia, Nigeria e Sierra Leone.

Si tratta di un virus poco resistente nell’ambiente, che viene ucciso facilmente da sapone, candeggina, luce solare o asciugatura. Il lavaggio in lavatrice di indumenti contaminati da liquidi è sufficiente a distruggere il virus Ebola. Il virus Ebola sopravvive solo per breve tempo su superfici esposte alla luce solare o secche.

La malattia - EBOLA Virus Disease EVD o malattia da Virus Ebola MVE.

La malattia, che si manifesta dopo un periodo di incubazione compreso tra 2 e 21 giorni (mediamente 8-10), è costituita da:

• forma febbrile ad insorgenza rapida con sintomi inizialmente non specifici, malessere generale, artromialgie, cefalea, in alcuni casi dispnea, iniezione congiuntivale.

• Dal 5° al 7° giorno complicata da vomito, diarrea, crampi addominali, manifestazioni cutanee maculo papulose che coinvolgono tutto il corpo con enantema del palato, segni di emorragia sottocutanea, mucosa o degli organi interni. Le manifestazioni emorragiche coinvolgono più frequentemente il tratto gastrointestinale (con ematemesi e melena) e i polmoni; possono esser presenti petecchie diffuse, ematuria, emorragie a carico di siti di prelievo ematico, epistassi, emorragie gengivali, sottocongiuntivali, vaginali.

• Seguono shock e insufficienza multi-organo, segni di coinvolgimento renale ed epatico, diatesi emorragica.

• Il coinvolgimento del sistema nervoso centrale si rende evidente con parestesie, letargia, stato confusionale, irritabilità, segni di irritazione meningea.

Vie di trasmissione e livelli di rischio

Il soggetto può aver contratto l’infezione tramite il contatto stretto con secrezioni e carne di vari animali (scimpanzé, gorilla, pipistrelli della frutta, antilopi e altri animali selvatici). La trasmissione interumana si verifica tramite contatto diretto della cute non integra o delle mucose, con liquidi corporei (sangue, urine, sudore, vomito, sperma ecc.) di una persona malata o deceduta oppure con oggetti contaminati quali biancheria, vestiti, aghi, strumentario medico ecc.

Non c’è alcuna evidenza di trasmissione per via aerea ma viene comunque raccomandata l’adozione di precauzioni da droplet (goccioline espulse con tosse) quali mascherina chirurgica e protezione oculare per contatti entro un metro di distanza per la possibile presenza del virus nella saliva. Il paziente diventa contagioso tramite le secrezioni dal momento dell’inizio della sintomatologia con un aumento esponenziale dell’infettività con il progredire dei sintomi e fino a quando il virus è rilevabile nel sangue. La possibilità di contagio è da considerarsi praticamente inesistente per rapporti casuali con pazienti infetti senza sintomi o che presentano i primi sintomi (es. solo febbre e cefalea). Tutti coloro che si sono infettati riferiscono invece un contatto stretto con un malato, tra cui l’assistenza ai malati o la partecipazione alla preparazione del cadavere per la sepoltura. Considerato che la trasmissione del virus si verifica per contatto diretto e stretto con una persona malata, i viaggiatori nelle zone endemiche sono da considerarsi attualmente a rischio molto basso di contrarre l’infezione, a meno che non abbiano prestato assistenza a persone colpite dalla malattia. A chi proviene dalle zone endemiche è consigliato di contattare il proprio medico o l’ospedale per via telefonica in caso di comparsa di febbre e sintomi aspecifici quali cefalea, affaticamento ecc. 

PROCEDURA DI GESTIONE DEI CASI SOSPETTO / PROBABILE / CONFERMATO DI FEBBRI EMORRAGICHE VIRALI EVD -MVE CRITERI PER LA DEFINIZIONI DI CASO:

A - CRITERIO CLINICO: il paziente presenta (o ha presentato prima del decesso)

• febbre [>38,6°C] o storia di febbre nelle ultime 2 ore E uno dei seguenti sintomi:

• cefalea intensa

• artralgie

• vomito, diarrea, dolore addominale

• manifestazioni emorragiche di vario tipo non spiegabili

• insufficienza multi-organo

Oppure

• persona deceduta improvvisamente ed inspiegabilmente.

B - CRITERIO EPIDEMIOLOGICO: il paziente

• ha soggiornato in un’area affetta da MVE nei precedenti 21 giorni

Oppure

• ha avuto contatto con un caso confermato o probabile di MVE nei precedenti 21 giorni.

Stratificazione del criterio epidemiologico in base al rischio di esposizione BASSO RISCHIO:

• Contatto casuale con un paziente febbrile, autonomo, in grado di deambulare. Esempi: condividere una sala di attesa o un mezzo pubblico di trasporto; lavorare in una reception.

ALTO RISCHIO: (uno dei seguenti)

• Contatto faccia a faccia (ad esempio, a meno di 1 metro di distanza) senza indossare appropriati dispositivi di protezione individuale (inclusi quelli per la protezione oculare) con un paziente che presenti tosse, vomito, emorragia,  diarrea. Contatto sessuale non protetto con una persona precedentemente ammalata, fino a tre mesi dopo la guarigione;

• contatto diretto con qualunque materiale contaminato da fluidi corporei di un caso probabile o confermato;

• esposizione della cute (ad esempio, per puntura accidentale) o delle mucose a sangue, altri liquidi biologici, campioni di tessuto o di laboratorio di un caso probabile o confermato;

• partecipazione a riti funerari con esposizione diretta alla salma nelle aree geografiche (o proveniente dalle aree geografiche) affette, senza appropriati dispositivi di protezione individuale;

• contatto diretto con carne di animali selvatici (“bushmeat”) quali pipistrelli, roditori, primati, vivi o morti, nelle zone (o proveniente dalle zone) affette. 

CLASSIFICAZIONE DEI CASI 

CASO SOSPETTO (S)

Una persona che presenti

S1: il criterio clinico ( almeno 2 sintomi) E quello epidemiologico

Oppure

S2: almeno 1 sintomo tra quelli elencati (inclusa la febbre di qualsiasi grado) E il criterio epidemiologico con alto rischio di esposizione.

CASO PROBABILE (P) Una persona che presenti:

• il criterio clinico ( almeno 2 sintomi ) e quello epidemiologico con alto rischio di esposizione.

CASO CONFERMATO (C) Una persona che presenti la positività ad uno dei seguenti test di laboratorio:

• Individuazione di acido nucleico del virus Ebola in un campione clinico e conferma mediante sequenziamento o un secondo test su una diversa regione del genoma;

• Isolamento del virus Ebola da un campione clinico;

• Evidenza di sieroconversione.

La definizione di caso sospetto adottata è volutamente molto sensibile, allo scopo di identificare tutti i potenziali casi di MVE. L’obiettivo è, infatti, quello di ridurre al minimo il rischio di trasmissione del virus Ebola durante l’assistenza di pazienti con malattia sospetta, in corso di accertamento, ad altri pazienti, agli operatori, ai visitatori.

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